Centro estivo, che incubo!

Dopo la fine della scuola, il centro estivo è davvero una valida soluzione?

Tempo fa ho pubblicato un articolo con tutte le possibilità di Centri e Campus Estivi che era possibile trovare nel nostro territorio, diversi a seconda della provenienza, ma come sta andando?

Il centro è stivo è davvero una valida soluzione? Non sono ancora riuscita a rispondere a questa domanda visto che da 3 anni vivo la stessa situazione. Aurora, mia figlia di 6 anni, quando inizia il centro estivo entra in crisi. 

Per due anni consecutivi l’ho portata in un centro estivo organizzato dal nostro comune all’interno del complesso che normalmente ospita i bambini delle scuole elementari. Si annoiava.

Quest’anno l’ho iscritta al Campus in piscina organizzato insieme ad un’associazione sportiva che tutto l’anno già le fa fare attività motoria. Ho pensato che si sarebbe divertita di più, si sarebbe stancata giocando e che la noia non l’avrebbe nemmeno sfiorata con il pensiero. Ogni mattina piange.

Il problema non è il centro estivo. Il problema è che a Luglio i bambini sono stanchi e avrebbero anche voglia di starsene un po’ a casa con la famiglia, ma purtroppo questo spesso non è possibile perché i genitori, come noi, devono lavorare e non possono assentarsi 3 mesi dal lavoro per poter soddisfare questa loro esigenza.

E allora come facciamo?

Ci affidiamo ai nonni, se possibile. Ce li portiamo in ufficio, se possibile. Li lasciamo lo stesso piangendo come dei disperati e andiamo in ufficio con le lacrime agli occhi anche se sappiamo che dopo 5 minuti si sono lanciati nei giochi più divertenti e pazzi della stagione.

Mia figlia ha bisogno di tempo per assimilare i cambiamenti e per lei anche la scuola materna è stata traumatica all’inizio ma, piano piano, con l’aiuto delle sue stupende maestre, è riuscita a superare questo ostacolo trovando dentro se una soluzione, un rimedio per gestire con serenità il distacco da noi al mattino.

Stamattina ragionavo su come questi 3 mesi estivi siano spesso una tortura economica, emotiva e organizzativa di ogni genitore e mi sono chiesta: se la scuola domandasse agli insegnanti di fermarsi anche nel mese di luglio, occupandosi di attività più leggere, giochi, laboratori etc….chi accetterebbe? Se vi fosse la disponibilità economica di trasformare la scuola in un Campus Estivo gestito dagli stessi insegnanti, a turno…ci sarebbe l’adesione dei docenti?

E se, allo stesso tempo, le aziende decidessero di favorire lo smart working e pensassero ad orari più flessibili durante i 3 mesi estivi dove (spesso, ma non sempre) l’attività lavorativa subisce un calo? Un aiuto alla mamma che vuole tornare a lavorare, un benefit che non richiedere esborsi economici, ma una gestione diversa delle ore di lavoro, dei permessi retribuiti, dei ROL.

Flessibilità non è sinonimo di inefficienza, non significa lavorare ma farlo meglio.

Flessibilità questa sconosciuta.

E voi come state vivendo questi mesi?

2 Comments

milanoeyesluglio 5, 2017 alle 10:28 am

Flessibilità ecco la parola vincente!
Aziende iniziate a capire se se un lavoratore è sereno produce meglio e in meno tempo.
E i bimbi di

    milanoeyesluglio 5, 2017 alle 10:28 am

    Assolutamente d’accordo Chiara.
    La mamma che ha modo di gestire il lavoro è la famiglia senza temere ritorsioni da parte dell’azienda e certamente un lavoratore che rende di più e ,qualitativamente, meglio.
    Grazie per il tuo commento

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